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Quale ccnl per i lavoratori in appalto?

28 Maggio 2024

Il decreto PNRR (d.l. 19/2024, convertito in l. 56/2024), tra i vari temi, è intervenuto anche sulla disciplina dell’appalto, istituto da sempre molto dibattuto sotto il profilo giuslavoristico ed oggetto di frequenti attenzioni da parte del Legislatore visti i rischi insiti in tutti i fenomeni di decentramento produttivo.

Sinora, tuttavia, nulla era stato precisato circa il trattamento economico da applicare ai lavoratori impiegati negli appalti, la cui retribuzione, pertanto, era affidata alla libera contrattazione tra datore di lavoro e lavoratore, fermo restando il rispetto del principio di “giusta retribuzione” di cui all’art. 36 della Costituzione.

Il d.l. 19/2024 interviene proprio su tale aspetto, stabilendo che al personale impiegato nell’appalto di opere o servizi e nel subappalto spetta un trattamento economico e normativo complessivamente non inferiore a quello previsto dal contratto collettivo nazionale e territoriale stipulato dalle associazioni sindacali dei lavoratori e dei datori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, applicato nel settore e per la zona strettamente connessi con l’attività oggetto dell’appalto e del subappalto.

Secondo il Dossier parlamentare, tale previsione si inserisce nel solco di quanto già previsto dal Codice degli appalti pubblici, cosicché si rendono applicabili le osservazioni contenute nella nota dell’Ispettorato Nazionale del Lavoro n. 687/2023, secondo cui il contratto collettivo di riferimento è quello “stipulato dalle associazioni dei datori e dei prestatori di lavoro comparativamente più rappresentative sul piano nazionale in vigore per il settore e per la zona nella quale si eseguono le prestazioni di lavoro e – aspetto ugualmente determinante – quello il cui ambito di applicazione sia strettamente connesso con l’attività oggetto dell’appalto o della concessione svolta dall’impresa anche in maniera prevalente”.

La nozione di “comparativamente più rappresentativo”, sebbene da sempre fonte di infinte incertezze interpretative (causate dall’assenza di una legge sulla rappresentatività), non pone particolari problemi pratici, trattandosi di un concetto con cui tutti gli operatori economici sono abituati a confrontarsi. Allo stesso modo, anche l’utilizzo (certamente generico) del termine “zona” non dovrebbe comportare reali criticità. Infatti, sebbene risulti infelice la scelta di non specificare meglio l’ambito geografico, il termine in questione sembrerebbe riferito alla contrattazione territoriale, secondo l’articolazione geografica dalla stessa stabilita.

Più preoccupante, invece, è il fatto che il ccnl da rispettare sia quello (più rappresentativo) applicato nel settore connesso con l’oggetto dell’appalto. Il problema è stato segnalato, per il settore pubblico, dalla relazione n. 36/2023 del Consiglio di Stato, secondo cui la norma “ha cambiato il punto di riferimento per la scelta del CCNL applicabile: non più l’attività prevalente esercitata dall’impresa (come si è sempre sostenuto sulla base dell’art. 2070 del cod. civ.), ma le prestazioni oggetto dell’appalto da eseguire”.

Potrebbe accadere, quindi, che un’azienda che già applica un proprio ccnl rappresentativo, debba adottare una diversa regolamentazione per i soli lavoratori impiegati in un determinato appalto, come d’altronde già avvenuto nel settore pubblico. Si segnalano, al riguardo, le sentenze del Tar Piemonte (n. 316/2020) e del Consiglio di Stato (n. 1406/2020), che hanno giudicato non pertinenti i contratti collettivi applicati dalle aziende aggiudicatarie (ccnl multiservizi e ccnl gomma-plastica) con riferimento ad appalti aventi ad oggetto, rispettivamente, attività di facchinaggio e servizi di sterilizzazione e di alta disinfezione in ambiente sanitario.

Deve precisarsi, però, che la norma, sia nel settore pubblico, sia in quello privato, non chiede di adottare determinati ccnl ma solo di garantire trattamenti non inferiori a quelli stabiliti dalla contrattazione in questione. Quando, quindi, l’appaltatore applichi un ccnl diverso, sarà necessario comparare la disciplina contrattuale adottata con quella di riferimento – valutazione che, tuttavia, non potrà limitarsi ai soli valori economici, dovendosi estendere, secondo l’insegnamento del Consiglio di Stato, “ad ogni profilo, tanto giuridico che economico” (cfr. sent. 1406/2020 cit.) – e, se del caso, adottare i necessari adeguamenti normo-economici.

Si tratta di una valutazione che non dovrà essere trascurata non solo dall’appaltatore, ma anche dal committente sul quale, gravando una generale responsabilità solidale per i crediti dei lavoratori impiegati nell’appalto, potrebbero ricadere gli effetti di eventuali controversie relative all’applicazione di altri ccnl.

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