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Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il decreto “liste d’attesa”

10 Giugno 2024

In data 8 giugno 2024 è entrato in vigore il tanto atteso decreto legge per la riduzione dei tempi delle liste d’attesa in sanità (d.l. 73/2024).

Oltre alla istituzione presso l’Agenas della piattaforma nazionale per le liste di attesa, con il compito di monitorare i tempi di erogazione delle prestazioni in tutte le Regioni, nonché alla creazione presso il Ministero della Salute di un “Organismo di verifica e controllo sull’assistenza sanitaria” con il compito di vigilare sul corretto funzionamento del sistema di gestione delle liste di attesa, la novità più interessante certamente risiede nella previsione di un meccanismo c.d. “salta coda”.

Per effetto di tale meccanismo, se le prestazioni non verranno erogate nei tempi previsti dalle classi di priorità individuate nel Piano nazionale di Governo delle liste d’attesa 2019-2021, le aziende sanitarie dovranno garantire al cittadino la prestazione richiesta attraverso l’utilizzo dell’attività libero professionale intramoenia ovvero attraverso il privato accreditato, con spese a carico del Ssn (sulla base della tariffa nazionale vigente e nei limiti delle risorse disponibili).

Pertanto, come commentato nell’articolo sulle liste di attesa di prossima pubblicazione nel magazine estate “L’Arco” di COSTANTINO&partners (alla cui lettura si rimanda), l’attività intramuraria sarà ancora più in grado di concorrere alla riduzione delle liste di attesa come già si prefiggeva, sin dall’origine, la relativa norma istitutiva.

Si rammenta che le sopra indicate classi di priorità (al cui mancato rispetto è subordinato il ricorso alle prestazioni intramoenia e al privato accreditato) sono riportate dal medico curante sulla prescrizione sanitaria e si distinguono in quattro tipologie: codice U (urgente) con tempi di attesa di massimo di 72 ore; codice B (breve) con tempi di attesa di 10 giorni; codice D (differibile) con attesa massima di 60 giorni e codice P (programmata) con tempi di attesa di massimo 120 giorni.

Di rilievo anche la previsione che istituisce un unico Centro prenotazioni regionale o infraregionale cui afferiscono tutti gli erogatori pubblici e privati accreditati ospedalieri e ambulatoriali che, quindi, dovrà indicare tutte le prestazioni disponibili del pubblico e del privato convenzionato.

Pertanto, è fatto divieto alle aziende sanitarie e ospedaliere di sospendere le liste di attesa o chiuderle, con la previsione – in caso di violazione del divieto – di pesanti sanzioni che vanno da un minimo di mille euro ad un massimo di ventimila euro.

Al fine di garantire il rispetto della tempistica di erogazione delle prestazioni sanitarie, è stato inoltre previsto che le visite diagnostiche e specialistiche potranno essere effettuate anche di sabato e domenica, ampliando anche la fascia oraria; tuttavia, per evitare abusi sul ricorso all’attività intramoenia, si precisa che le ore di attività libero professionale dei medici non potranno in ogni caso eccedere quelle dell’attività ordinaria (come, invero, già previsto dalla normativa vigente per l’attività intramuraria in generale).

Viene, infine, introdotta un’imposta sostitutiva dell’Irpef e delle relative addizionali, che riduce al 15% il prelievo fiscale sugli emolumenti percepiti dal personale sanitario per gli straordinari svolti nell’ambito dei piani di riduzione delle liste d’attesa, indipendentemente dal reddito percepito.

Queste le misure principali rispetto alle quali, tuttavia, restano dubbi circa la copertura economica, prevista solo per le prestazioni aggiuntive del personale sanitario. Non resta quindi che domandarsi come potranno essere concretizzate le ulteriori misure in assenza di appositi stanziamenti e in considerazione (peraltro) della nota grave carenza di personale sanitario.

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