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Legittima la sostituzione interna dei lavoratori scioperanti

18 Marzo 2024

Non costituisce «condotta antisindacale» la scelta del datore di lavoro che, nel corso di uno sciopero, «disponga l’adibizione del personale rimasto in servizio alle mansioni dei lavoratori in sciopero, anche se tale adibizione avvenga mediante l’assegnazione a mansioni inferiori». È quanto stabilito in una recente pronuncia del Tribunale di Udine.

Nel caso all’esame dei giudici friulani, il datore di lavoro, nel corso di uno sciopero di «durata limitata a una sola giornata», aveva sostituito i lavoratori con altri dipendenti rimasti in servizio e inquadrati, in due casi, in qualifiche superiori, al fine di limitare gli effetti negativi dell’astensione sull’attività economica della società.

Il Tribunale ha videnziato come, se da un lato sia ormai consolidato l’orientamento secondo cui il datore di lavoro non possa sostituire i lavoratori con personale esterno, dall’altro, lo stesso principio non valga nel caso di sostituzione degli scioperanti con risorse interne all’azienda.

Secondo il costante orientamento giurisprudenziale (da ultimo Cass. n. 9709/22), nel caso della proclamazione di uno sciopero da parte delle organizzazioni sindacali di categoria, “non costituisce attività antisindacale la condotta del datore di lavoro che, nell’intento di limitarne le conseguenze dannose, disponga la  adibizione del personale rimasto in servizio alle mansioni dei lavoratori in sciopero, anche se tale adibizione avvenga mediante l’assegnazione a mansioni inferiori”.

Prendendo le mosse da tale orientamento, il Giudice di merito ha ritenuto che l’adibizione dei lavoratori non scioperanti a mansioni inferiori non costituisca violazione dell’articolo 2103 c.c., semprechè «tali mansioni siano marginali e funzionalmente accessorie e complementari a quelle proprie dei lavoratori così assegnati».

Il Tribunale ha confermato la necessità di contemperare il diritto allo sciopero con il principio di libera iniziativa economica dell’imprenditore, per cui quest’ultimo non può essere destinatario inerme delle conseguenze dello sciopero.

D’altronde entrambi i diritti – quello di iniziativa economica e quello di sciopero – hanno uguale dignità costituzionale, essendo l’uno condizione di esistenza dell’altro (l’impresa consente il lavoro e il lavoro consente l’impresa).

Pertanto, purchè il datore di lavoro non impedisca l’adesione allo sciopero, “non gli si può negare di fare uso del potere organizzativo attribuito per neutralizzare almeno parte del pregiudizio che ne deriva”.

Sebbene la sostituzione dei lavoratori scioperanti possa astrattamente comportare una minore risonanza della protesta, lo sciopero mantiene comunque una indubbia portata lesiva se si considera che con la sostituzione si lasciano scoperte le posizioni lavorative di coloro che sono chiamati alla sostituzione.

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