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Le nuove misure della Regione Lazio per il contenimento del Covid-19

21 Aprile 2020

Con l’ordinanza Presidenziale n. Z00034 del 18 aprile 2020, la Regione Lazio ha adottato nuove misure volte alla prevenzione e al contenimento del rischio di contagio da Covid-19 nelle strutture sanitarie (ospedaliere, residenziali e semiresidenziali, sociosanitarie e socio assistenziali) imponendo condizioni e vincoli nella gestione del relativo personale.

In particolare l’ordinanza in argomento prevede l’obbligo per il personale operante nelle strutture territoriali (residenziali e semiresidenziali) sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali (ma non, si badi bene, in quelle ospedaliere) di svolgere la propria attività lavorativa esclusivamente all’interno di una singola struttura o, qualora la stessa sia dotata di più “stabilimenti”, esclusivamente all’interno di uno di essi.

Tralasciando i dubbi interpretativi che possono sorgere per via della terminologia utilizzata, si ritiene che per “stabilimento” debba intendersi la sede lavorativa (unità produttiva, secondo la nozione datane anche dall’INPS con circ. n. 197/2015, circ. n. 9/2017 e n. 56/2017) a prescindere che sia composta da più articolazioni funzionali, ciò comportando, diversamente, l’impossibilità per il personale di muoversi all’interno dell’unica struttura, anche solo per sottoporre ad accertamenti i pazienti o far svolgere loro le terapie.

Ad ogni modo anche il più ampio obbligo per il personale sanitario di prestare attività lavorativa all’interno di una singola struttura (o, se presenti, in una sola delle sue sedi “stabilimenti”), risulta, seppur comprensibile nella finalità di limitare il contagio, senza dubbio gravoso, soprattutto per quelle attività svolte da liberi professionisti i quali dovranno scegliere un unico soggetto al quale fornire le proprie prestazioni, con la conseguenza che alcune strutture potrebbero trovarsi immediatamente nell’impossibilità di garantire talune prestazioni.

Altra misura disposta dalla Regione Lazio di indubbio rilievo riguarda poi l’obbligo per le strutture sanitarie (con esclusione, anche in questo caso, delle realtà ospedaliere), sociosanitarie e socio assistenziali, qualora non abbiano completato il percorso formativo per i propri dipendenti (anche mediante l’utilizzo di piattaforme FAD) e provveduto alla congrua dotazione di DPI (in ragione anche degli obblighi imposti in tal senso con l’ordinanza in esame), di adottare le misure idonee ad evitare gli spostamenti ed i contatti sociali di tutto il personale operante all’interno della struttura.

In particolare, la Regione ha previsto che, per poter far ritorno al proprio domicilio, i lavoratori debbano autocertificare di evitare “ogni contatto lungo il percorso casa-lavoro-casa e con eventuali conviventi al proprio domicilio”, imponendo alle strutture, in alternativa, di allestire spazi dedicati per il pernottamento del personale.

Prescindendo da ogni ulteriore considerazione, è evidente che una simile soluzione sia difficilmente percorribile per la gran parte delle strutture (soprattutto quelle di medie e piccole dimensioni) che non sono dotate di locali e spazi idonei a garantire il pernottamento del personale e ponga seri dubbi in ordine alle misure alternative eventualmente da adottare.

Si auspica, pertanto, che la Regione possa intervenire al più presto a chiarire la reale portata di tali misure (la cui adozione, insieme alle altre previste dall’ordinanza, dovrà essere autocertificata dalle direzioni sanitarie o del responsabile sanitario alle ASL territorialmente competenti entro 7 giorni dalla pubblicazione dell’ordinanza in esame, mediante il modello dalla stessa proposto), al fine di evitare che le strutture territoriali sanitarie, sociosanitarie e socio assistenziali (già in serie difficoltà nel dover gestire considerevoli assenze del personale dovute allo stato di malattia di molti dipendenti, nonché a situazioni di isolamento domiciliare o all’estensione normativa del benefico di alcuni permessi) siano ulteriormente gravate da oneri e costi gestionali che possano mettere a repentaglio la prosecuzione delle attività.

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