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Le conseguenze della mancata indicazione del diritto di precedenza nel contratto a termine

30 Aprile 2024

L’art. 24 d.lgs. n. 81/2015 stabilisce che il lavoratore che, in esecuzione di uno o più contratti a tempo determinato presso la stessa azienda, ha prestato attività lavorativa per un periodo superiore a sei mesi ha diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato effettuate dal datore di lavoro entro i successivi dodici mesi con riferimento alle mansioni già espletate in esecuzione dei rapporti a termine.  

Il Legislatore precisa che, sono fatte salve le eventuali e diverse determinazioni dei contratti collettivi, che possono essere indifferentemente di livello nazionale o territoriale ma comunque emanazione delle organizzazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale.

Sul punto, ad esempio, il ccnl Aris del personale non medico ha previsto che ai contratti a tempo determinato non risultano applicabili le disposizioni relative al diritto di precedenza nelle assunzioni a tempo indeterminato che, tuttavia,  (specifica) possono essere previste ed appositamente regolamentate dalla contrattazione di II livello.

La normativa vigente specifica che:

• il diritto di precedenza deve essere espressamente richiamato nella lettera di assunzione,

• può essere esercitato a condizione che il lavoratore manifesti per iscritto la propria volontà in tal senso entro termini precisi,

• si estingue una volta trascorso un anno dalla data di cessazione del rapporto. 

Dunque, il datore di lavoro, nella lettera di assunzione, ha l’obbligo di richiamare il diritto di precedenza che il lavoratore può vantare per future assunzioni.

Tale richiamo (posto che la norma non lo specifica) può avvenire sia con un riferimento alla norma di legge, sia esplicitamente riproducendo il contenuto della norma stessa.

Ma cosa accade nel caso in cui il datore di lavoro abbia omesso di richiamare nella lettera di assunzione il diritto di precedenza? Il lavoratore matura un diritto all’assunzione oppure al risarcimento del danno?

Sul punto si è recentemente espressa la Corte di Cassazione con ordinanza n. 9444/2024, con riguardo ad una sentenza della Corte d’Appello di Potenza che ha negato ad alcuni lavoratori – che lamentavano la mancata indicazione nella lettera di assunzione dell’informativa sul diritto di precedenza – sia il diritto alla trasformazione a tempo indeterminato del rapporto, sia quello al risarcimento del danno.

In sostanza, secondo i giudici della Corte Territoriale, la mancata indicazione del diritto di precedenza al lavoratore assunto a termine può comportare come unica conseguenza quella della non decorrenza del termine per far valere il diritto di precedenza medesimo e null’altro.

I lavoratori hanno, quindi, presentato ricorso in Cassazione per la riforma di tale pronuncia, ottenendo l’accoglimento della loro istanza.

In particolare, i giudici di legittimità hanno stabilito che l’obbligo di fornire l’informativa nella lettera di assunzione a termine è stato evidentemente previsto dal Legislatore a tutela del lavoratore, non ritenendo sufficiente che la conoscibilità del diritto di precedenza derivi dalla circostanza che esso sia previsto dalla legge.

Il lavoratore è da ritenersi, pertanto, pregiudicato dal datore di lavoro che abbia omesso l’informativa, con la conseguenza che quest’ultimo, qualora abbia proceduto all’assunzione di altri lavoratori, sarà comunque tenuto al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 1218 c.c., così come in ogni altro caso di assunzione di soggetti diversi in violazione del diritto di precedenza.

Di conseguenza, pur escludendo il diritto all’assunzione, la Cassazione ha ribadito il diritto al risarcimento del danno che già la stessa Corte aveva riconosciuto in altre pronunzie.

Con le sentenze nn. 12505/2003 e 11737/ 2010, i giudici di legittimità avevano infatti già stabilito, con riferimento alla violazione del diritto di precedenza per i lavoratori stagionali, che il datore di lavoro è tenuto al risarcimento del danno ai sensi dell’art. 1218 del cod. civ., commisurato alla retribuzione che sarebbe stata corrisposta al lavoratore ove fosse stato rispettato il diritto di prelazione, con onere a carico del datore di lavoro di provare i fatti riduttivi del diritto al risarcimento, ivi compresi quelli che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza.

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