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Il Tribunale di Roma si esprime sul contributo Enpam del 4% a carico dei medici collaboratori autonomi di società accreditate.

10 Luglio 2024

Il Tribunale di Roma, con la recente sentenza n. 6501 del 4 giugno 2024, interviene sul controverso contributo, introdotto dall’Enpam con la delibera n. 64/2022, a carico dei medici collaboratori autonomi di società accreditate, pari al 4% del fatturato annuo prodotto dalle stesse società, per le prestazioni specialistiche del SSN al netto della quota di abbattimento.

Si ricorderà che, come riconosciuto dal Ministero del Lavoro con nota del 18 dicembre 2023, tale contributo (al pari di quello del 2%) non si applica alle strutture sanitarie no-profit.

La pronuncia in questione non entra in tale questione, essendo relativa ad una società di capitali. In tale ambito, il giudice ha affermato la legittimità del nuovo contributo, ritenendo che lo stesso sia funzionale a garantire l’equilibrio finanziario della gestione previdenziale degli specialisti esterni, senza correre il rischio di erodere eccessivamente il reddito degli iscritti.

Secondo la sentenza, inoltre, rientra nei poteri dell’ENPAM “stabilire e imporre contributi nonché le modalità della relativa riscossione”, cosicché deve ritenersi corretta anche la decisione di prelevare tale contributo mediante ritenuta alla fonte.

Il Giudice capitolino premette che i medici e gli odontoiatri sono tenuti a pagare un contributo proporzionale ai redditi libero-professionali eventualmente prodotti l’anno precedente, denominato “Quota B”, ed un contributo minimo obbligatorio, denominato “Quota A”, dovuto per il fatto stesso dell’iscrizione.

I medici e gli odontoiatri che intrattengono rapporti di collaborazione professionale con il SSN o con enti con lo stesso accreditati sono iscritti, inoltre, al Fondo della Medicina Convenzionata e Accreditata (cd. “Fondo speciale”), nell’ambito del quale vi è la “gestione previdenziale degli specialisti esterni in regime di accreditamento”, alimentata anche dai contributi dei collaboratori delle società che svolgono attività in regime di accreditamento con il SSN.

Ogni gestione eroga prestazioni distinte e deve garantire il proprio equilibrio finanziario che, con particolare riferimento alla citata gestione degli specialisti esterni, è venuto a mancare.

Ebbene, il Tribunale di Roma ha dato atto che il nuovo contributo del 4% assolve alla funzione di concorrere alla progressiva riduzione del disavanzo economico della citata gestione e a migliorare l’adeguatezza delle prestazioni pensionistiche future dei professionisti. Per questo motivo, ha ritenuto legittima la decisione dell’Ente previdenziale.

Come anticipato, inoltre, è stato anche escluso che vi sia il pericolo di una eccessiva erosione del reddito degli iscritti, a seguito dell’introduzione del nuovo contributo del 4%.

Infatti, il Tribunale ha segnalato che, con la delibera n. 16/2024, l’Enpam ha dato facoltà agli iscritti di optare per una diversa modalità di calcolo del contributo, prevedendo la possibilità per i medici e gli odontoiatri di optare per il versamento di una percentuale (pari al 10%) del compenso percepito per l’attività professionale relativa alle prestazioni specialistiche rese nei confronti del Servizio Sanitario Nazionale e delle sue strutture operative, la cui base imponibile sarà costituita dai compensi percepiti per l’attività relativa alle prestazioni specialistiche, anziché dalla quota parte del fatturato riferibile al singolo medico.

Inoltre, gli specialisti soggetti al nuovo contributo hanno la possibilità di chiedere di essere ammessi al versamento dei contributi obbligatori in favore della gestione “Quota B” del Fondo Generale in misura ridotta, beneficiando dell’aliquota del 9,75%, in luogo di quella ordinaria del 19,50%, nonché di portare in deduzione il versamento previdenziale in questione.

In ragione di quanto sopra, secondo il Tribunale, sarebbe scongiurato il pericolo di un eccessivo aggravio del reddito degli iscritti.

Nonostante la sentenza favorevole del Tribunale di Roma, l’Enpam deve fare i conti con la precedente decisione del TAR del Lazio n. 58 dell’11 gennaio 2024, che aveva disposto la sospensione in via cautelare delle modalità operative di riscossione del contributo in questione tramite “ritenuta alla fonte”.

Tale sospensione cautelare, avente una efficacia erga omnes, deve ritenersi tuttora valida, sebbene il medesimo TAR, all’esito dell’udienza di merito, abbia sospeso il giudizio in attesa che si pronuncino le Sezioni Unite della Corte di Cassazione sul ricorso per regolamento preventivo di giurisdizione proposto dall’Ente previdenziale.

In tale situazione di incertezza, l’Enpam ha ritenuto di posticipare al 30 settembre 2024 la scadenza per il primo versamento del contributo in questione, annunciando che saranno divulgati appena possibile “i dettagli operativi per procedere al pagamento e per poter applicare il tetto eventualmente scelto dai singoli medici e dentisti specialisti esterni per limitare la contribuzione a un decimo del compenso ricevuto (nel caso degli attivi) o a un ventesimo (nel caso dei pensionati)”.

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