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Il legislatore interviene ad interpretare autenticamente l’art. 15 undecies del d.lgs. n. 502/92

13 Aprile 2018

Con legge n. 172 del 4 dicembre 2017, il legislatore è intervenuto a garantire l’uniformità di applicazione dell’ultimo baluardo della permeabilità tra pubblico e privato, fornendo l’interpretazione autentica dell’art. 15 undecies del d.lgs. n. 502/92.

La norma (la cui formulazione non prestava, invero, il fianco a particolari criticità interpretative), recita testualmente: “Gli enti e istituti di cui all’articolo 4, comma 12, nonché gli istituti di ricovero e cura a carattere scientifico di diritto privato adeguano i propri ordinamenti del personale alle disposizioni del presente decreto. A seguito di tale adeguamento, al personale dei predetti enti e istituti si applicano le disposizioni di cui all’articolo 25 del decreto del Presidente della Repubblica 20 dicembre 1979, n. 761, anche per quanto attiene ai trasferimenti da e verso le strutture pubbliche”.

Si tratta, con ogni evidenza, di una disposizione che lascia poco spazio all’interpretazione, sancendo in maniera inequivocabile che al personale degli Ospedali classificati e degli IRCCS di diritto privato spetti l’equiparazione dei titoli e dei servizi rispetto ai colleghi del SSN, nonché la possibilità di accedere ai ruoli del SSN per mobilità.

L’unico presupposto per godere dei benefici previsti dalla norma è rappresentato dall’adeguamento, da parte dei suddetti Enti ed Istituti privati, del proprio regolamento del personale alle disposizioni di cui al d.lgs. n. 502/92 che, come noto, impone che l’assunzione del personale avvenga tramite il previo espletamento di procedure concorsuali ed al ricorrere di requisiti ben determinati (espressamente previsti dai Regolamenti attuativi: DPR nn. 483/97; 484/97 e 220/01).

Sennonché, la rara chiarezza espositiva del legislatore non è servita neppure in questo caso ad evitare interpretazioni difformi; non sono, infatti, mancate pronunce in cui i giudici hanno escluso la possibilità per il personale degli ospedali “classificati” di accedere alle procedure di mobilità, sul presupposto (errato) che la classificazione importi l’equiparazione agli enti del S.S.N. ai soli fini della valutazione del servizio e dei titoli del relativo personale ai fini delle assunzioni e dei trasferimenti, questi ultimi, tuttavia, solo all’interno di ciascun ordinamento (cfr. Cass. 23 giugno 2009, n. 14672).

Secondo la richiamata giurisprudenza, infatti, l’istituto della mobilità è preordinato alla copertura del fabbisogno di personale senza ricorrere a nuove assunzioni, ma utilizzando il personale eccedente di altre Amministrazioni pubbliche, sicché non può essere utilizzato per realizzare l’assunzione di personale estraneo alla pubblica amministrazione, quale deve considerarsi a tutti gli effetti quello dipendente da Ospedali classificati o IRCCS di diritto privato.

E’ muovendo da simili conclusioni che il legislatore è tornato, a circa dieci anni di distanza dall’entrata in vigore della disposizione in commento, a fugare ogni dubbio sulla portata dell’art. 15 undecies, chiarendo definitivamente che la norma deve interpretarsi “nel senso che i servizi prestati e i titoli acquisiti dal personale degli enti e degli istituti ivi previsti, il quale, a seguito dell’adeguamento dei rispettivi ordinamenti del personale alle disposizioni del medesimo decreto legislativo, sia stato assunto a seguito di procedura concorsuale, sono equiparati ai servizi prestati e ai titoli acquisiti presso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale, anche per quel concerne la possibilità di ottenere la mobilità dai medesimi enti ed istituti verso le strutture pubbliche del Servizio sanitario nazionale e da queste verso gli enti e gli istituti stessi”.

 

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