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Gli specializzandi sono una risorsa (in)finita?

21 Maggio 2024

Nel corso degli ultimi anni, complice la pandemia e la crescente necessità di cure mediche, le strutture sanitarie hanno fatto ricorso in maniera massiccia ai medici in formazione specialistica.

Trattasi, chiaramente, di una possibilità introdotta dal Legislatore e potenziata durante la fase emergenziale, tenuto conto che la normativa ordinaria prevede che “per la durata della formazione a tempo pieno al medico è inibito l’esercizio di attività libero-professionale all’esterno delle strutture assistenziali in cui si effettua la formazione ed ogni rapporto convenzionale o precario con il servizio sanitario nazionale o enti e istituzioni pubbliche e private” (art. 40, d.lgs. 368/1999).

Ne consegue che, di norma, agli specializzandi è inibito svolgere attività lavorative al di fuori della specializzazione (con esclusione di alcune eccezioni tassativamente indicate dalla legge, come lo svolgimento dell’attività di guardia medica).

Il Legislatore è invece intervenuto disciplinando molteplici utilizzi dei medici in formazione specialistica e consentendo sia l’instaurazione di rapporti di lavoro subordinato, sia il conferimento di incarichi di lavoro autonomo, anche di collaborazione coordinata e continuativa.

In particolare, ai sensi dell’art. 1, c. 548, della l. 145/2018 (cd. Decreto Calabria), i medici specializzandi a partire dal secondo anno di formazione possono essere assunti fino al 31 dicembre 2026 dalle aziende sanitarie con contratto di lavoro subordinato a tempo determinato, con orario a tempo parziale (per un massimo di 30-32 ore settimanali) in ragione delle esigenze formative e il contratto non può avere durata superiore alla durata residua del corso di formazione specialistica.

Nella fase emergenziale, inoltre, il d.l. 18/2020 (cd. Decreto Cura Italia), all’art. 2-ter, ha previsto la possibilità – ancora in essere per l’anno 2024 – di assumere a termine, per sei mesi, gli specializzandi iscritti all’ultimo o penultimo anno di corso, indipendentemente dalla loro iscrizione in specifiche graduatorie di concorso. A tal fine, tuttavia, la norma impone una previa selezione, per titoli o colloquio orale o per titoli e colloquio orale, attraverso procedure comparative che prevedono forme di pubblicità semplificata.

La medesima norma emergenziale ha inoltre consentito il conferimento di incarichi di lavoro autonomo a medici iscritti al penultimo e ultimo anno della scuola di specializzazione, di durata non superiore a sei mesi; tale possibilità è stata da ultimo prorogata sino al termine dell’anno 2024.

In tale contesto, va evidenziato che il Legislatore ha anche permesso – ai sensi dell’art. 12 del d.l. 34/2023 – ai medici in formazione specialistica regolarmente iscritti al relativo corso di studi di assumere, fino al 31 dicembre 2025, incarichi libero-professionali per un massimo di 8 ore settimanali, su base volontaria e al di fuori dall’orario dedicato alla formazione.

Tale possibilità, tuttavia, era prima limitata all’attività espletata dagli specializzandi presso i servizi di emergenza-urgenza ospedalieri del SSN; la legge 56/2024 (di conversione del d.l. 19/2024, cd. Decreto PNRR), ha però previsto che, dal 1° maggio 2024, l’attività libero professionale di tali medici potrà essere resa, ai sensi della disposizione in questione, presso tutti i servizi sanitari (e non più limitatamente ai presso i servizi di emergenza-urgenza), sempre nel rispetto del limite delle 8 ore settimanali.

I numerosi (e recenti) interventi effettuati anche al di fuori del periodo emergenziale confermano che i medici in formazione specialistica rappresentano una risorsa cruciale per il settore sanitario, specie in un momento storico come quello attuale in cui è nota la carenza del personale medico.

Dopo questi anni di normativa emergenziale, tuttavia, è necessario che il Legislatore introduca una disciplina organica dell’istituto, così da consentire agli operatori del settore di avvalersene senza rischi ed incertezze interpretative.

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