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Esonero parziale e sgravio lavoratrici madri, le indicazioni dell’INPS

1 Febbraio 2024

Con la recente circolare n. 27 del 31 gennaio scorso, l’INPS prosegue l’analisi delle novità introdotte dalla legge di Bilancio 2024 (l. 213/2023), esaminando in particolare lo sgravio previsto per le lavoratrici madri dai commi 180-182 della finanziaria.

Nell’ottica di agevolare la maternità, infatti, oltre all’incremento dell’indennità per congedo parentale, è previsto, per il triennio 2024-2026, un esonero contributivo del 100%, nel limite massimo di 3000 euro annui, sulla quota di contributi IVS a carico del dipendente, in favore delle lavoratrici madri (a tempo indeterminato) con almeno tre figli, fino alla maggiore età dell’ultimo figlio (da intendersi come 17 anni e 364 giorni).

Per il solo anno 2024, inoltre, il medesimo esonero è riconosciuto anche alle lavoratrici madri (anch’esse a tempo indeterminato) di due figli, fino al decimo anno di età dell’ultimo (da intendersi come 9 anni e 364 giorni).

Secondo l’INPS, la realizzazione dei suddetti requisiti si intende soddisfatta al momento della nascita del secondo-terzo figlio (o successivo), senza che possano determinarsi decadenze in caso di premorienza o fuoriuscita dal nucleo familiare o non convivenza o affidamento esclusivo al padre di uno o più figli.

Se, ad esempio, la lavoratrice, alla data del 1° gennaio 2024, è madre di tre figli, l’esonero trova applicazione sin da subito e, se il figlio più piccolo compie 18 anni di età il 19 ottobre 2025, il beneficio terminerà nel mese di ottobre 2025. Se, invece, ad inizio 2024 la dipendente è madre di due figli, l’ultimo dei quali compie 10 anni il 18 luglio 2024, l’esonero terminerà nel mese di luglio 2024. Qualora, poi, la stessa lavoratrice partorisca un terzo figlio il 2 marzo 2025, dal 1° marzo 2025 al 31 dicembre 2026 riprenderà ad applicarsi il beneficio. Quando, invece, la dipendente, alla data del 1° gennaio 2024, risulti madre di un solo figlio, in caso di nascita del secondo figlio nel corso del 2024 (ad esempio, l’11 giugno 2024), l’esonero si applicherà dal 1° giugno al 31 dicembre 2024.

L’agevolazione riguarda tutte le lavoratrici a tempo indeterminato, incluse quelle assunte con contratto part-time, di apprendistato o a scopo di somministrazione, con esclusione del lavoro domestico. In caso di conversione di un rapporto a termine, il beneficio si applica a partire dalla trasformazione a tempo indeterminato.

La riduzione contributiva trova applicazione anche in favore delle lavoratrici che, nell’ambito del proprio nucleo familiare, abbiano bambini in adozione o in affidamento.

La misura si sostanzia in un abbattimento totale della contribuzione previdenziale dovuta dalla lavoratrice, nel limite massimo di 3.000 euro annui, da riparametrare su base mensile. La soglia massima mensile è, pertanto, pari a 250 euro (€ 3.000/12) e, per i rapporti di lavoro instaurati o risolti nel corso del mese, quella giornaliera è pari a 8,06 euro (€ 250/31). Tali soglie massime devono ritenersi valide anche nelle ipotesi di rapporti di lavoro part-time, per le quali, pertanto, non è richiesta una riparametrazione dell’ammontare dell’esonero spettante. Nelle suddette ipotesi, resta ferma la possibilità per la medesima lavoratrice titolare di più rapporti di lavoro di avvalersi dell’esonero in trattazione per ciascun rapporto.

La circolare INPS n. 27/2024, infine, afferma che lo sgravio lavoratrici madri è strutturalmente alternativo all’esonero parziale (del 6% o del 7%) previsto dal comma 15 della legge di Bilancio, fermo restando che quest’ultimo beneficio, qualora ne ricorrano i requisiti, spetterà dal mese successivo a quello di conclusione del primo (ad esempio, nelle ipotesi, per le lavoratrici madri di tre o più figli, in cui venga raggiunta la maggiore età del figlio più piccolo o, al contrario, in caso di nascita del terzo o di ulteriore figlio).

Sul punto, deve infatti segnalarsi che l’esonero parziale, applicabile nel 2024 alla contribuzione IVS a carico dei lavoratori dipendenti, ad esclusione di quelli domestici, è pari a sei punti percentuali se la retribuzione imponibile non supera i 2.692 euro al mese, ed a sette punti percentuali se la retribuzione imponibile non supera i 1.923 euro al mese. L’agevolazione non ha effetti sulla tredicesima mensilità e sulla quattordicesima mensilità e sui relativi ratei corrisposti che, pertanto, non devono essere considerati ai fini della determinazione dell’importo che dà diritto all’applicazione dell’esonero.

Come già evidenziato dalla precedente circolare INPS n. 11 del 16 gennaio 2024, pertanto, in ragione dell’entità della riduzione applicabile alle lavoratrici madri, i due incentivi, ancorché formalmente cumulabili, non possono coesistere nella medesima mensilità, visto che per l’applicazione dell’esonero parziale è necessario che la retribuzione imponibile mensile non superi 2692 euro e che la contribuzione calcolata applicando l’aliquota del 9,19% su tale valore produce una contribuzione a carico del dipendente pari a 247,39 euro, inferiore al massimale mensile (250 euro) previsto per lo sgravio per le lavoratrici madri.

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