“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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01 Ottobre 2021

Per il Consiglio di Stato il “green pass” non viola il diritto alla riservatezza sanitaria

Con ordinanza cautelare del 17 settembre 2021, n. 5130, il Consiglio di Stato, chiamato a valutare la legittimità del DPCM del 17 giugno 2021, che regolamenta l’utilizzo della carta verde (comunemente nota come “green pass”), ha confermato che lo stesso non viola il diritto alla riservatezza dei dati personali, in quanto l’attuale sistema di verifica del possesso della certificazione verde non rende conoscibile ai terzi il concreto presupposto dell’ottenuta certificazione, ossia la vaccinazione o l’attestazione della negatività al virus a seguito di certificata guarigione dallo stesso o la sottoposizione al tampone.

I Giudici amministrativi, peraltro, con la pronuncia in commento si sono spinti oltre, rilevando che la generica affermazione degli appellanti secondo cui “allo stato delle conoscenze scientifiche” non vi sarebbe piena immunizzazione e quindi si creerebbe un “lasciapassare falso di immunità”, si pone in contrasto con ampi e approfonditi studi e ricerche su cui si sono basate le decisioni europee e nazionali volte a mitigare le restrizioni anti covid a fronte di diffuse campagne vaccinali, fornendo così una valutazione di merito sul “green pass”.

Il Consiglio di Stato, valorizzando l’importanza del “green pass”, ha altresì ben rappresentato nelle proprie argomentazioni che la carta verde rientra nell’ambito delle misure, concordate e definite a livello europeo, che mirano a preservare la salute pubblica in ambito sovrannazionale per consentire la fruizione delle opportunità di spostamenti e viaggi in sicurezza, con conseguente riduzione dei controlli, evidenziando – al contempo – che l’eventuale sospensione dell’efficacia di tale strumento (in accoglimento della domanda cautelare) comporterebbe un vuoto regolativo, con conseguenze non prevedibili sul piano della salvaguardia della salute dei cittadini che in maggioranza hanno aderito alla proposta vaccinale.

Le condivisibili argomentazioni dei Giudici amministrativi, pertanto, supportano ulteriormente le decisioni del Governo che, con il recente decreto legge n. 127 del 21 settembre 2021, ha previsto per i lavoratori del settore pubblico e privato l’obbligo dal 15 ottobre 2021 e sino al 31 dicembre 2021 di possedere ed esibire sul luogo di lavoro la certificazione verde.

Tuttavia, ai fini della tutela della riservatezza dei lavoratori, l’art. 13, c. 5, del DPCM del 17 giugno 2021 prevede espressamente che “l’attività di verifica delle certificazioni non comporta, in alcun caso, la raccolta dei dati dell’intestatario in qualunque forma”, creando non poche difficoltà gestionali per i datori di lavoro che dal 15 ottobre p.v. saranno chiamati a controllare, anche a campione, il possesso del “green pass” da parte del personale.

Non è chiaro, infatti, come il datore di lavoro potrà dimostrare di aver correttamente assolto tale obbligo in caso di controlli da parte delle autorità competenti.

In ordine a tale ultimo aspetto, pertanto, si auspica un intervento chiarificatore da parte del Governo.

Per il Consiglio di Stato il “green pass” non viola il diritto alla riservatezza sanitaria
Costantino&partners

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