“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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27 Agosto 2021

L’obbligo vaccinale non espone i lavoratori ad un rischio di danni irreversibili

In questa fase dell’emergenza pandemica che ci sta tormentando da oltre un anno e mezzo, un numero sempre maggiore di amministrazioni a livello mondiale sta adottando provvedimenti che impongono – espressamente o di fatto – ai lavoratori, e più in generale ai cittadini, di sottoporsi al vaccino contro il Covid-19.

Inutile dirsi che simili provvedimenti, (tra i quali non può che ricordarsi il d.l. 44/21, oggetto di una precedente news) scatenano le proteste dei no-vax in tutto il mondo che, oltre ad indire manifestazioni, non esitano ad adire l’autorità giudiziaria per difendere il proprio diritto di non vaccinarsi.

Tra queste impugnazioni si segnala quella presentata da 672 vigili del fuoco francesi contro una legge nazionale dello scorso 5 agosto, la quale, nel gestire l’emergenza sanitaria, imponeva la vaccinazione come condizione essenziale per continuare a prestare attività lavorativa e a percepire la relativa retribuzione.

Contro questo atto i lavoratori d’Oltralpe hanno proposto il 19 agosto 2021 un ricorso d’urgenza in quanto una simile determinazione sarebbe contraria agli articoli 2 (Diritto alla vita) e 8 (Diritto al rispetto della vita privata e familiare) della Convenzione europea dei diritti dell’uomo e, conseguentemente, hanno richiesto in via principale la sospensione dell’obbligo vaccinale previsto dalla legge in questione e, in via alternativa, la sospensione delle disposizioni che vietino a chi non abbia adempiuto all’obbligo vaccinale di svolgere il proprio lavoro e di percepire la relativa retribuzione.

Sul punto, la Corte, pur non prendendo una posizione netta in merito alla legittimità della normativa francese, ha ritenuto non ammissibile l’istanza in questione, rammentando che le misure di urgenza possono essere emanate solamente in via eccezionale quando i richiedenti correrebbero altrimenti un rischio reale di danni irreversibili.

Proprio il mancato riconoscimento di un tale stato di “pericolo” da parte di un giudice sovranazionale sarà, con ogni probabilità, destinato a fare da “apripista” a numerose decisioni nazionali e sovranazionali che ormai difficilmente potranno sospendere (o eliminare del tutto) l’obbligo vaccinale per il Covid-19, se non con un giudizio ordinario che, per sua natura, richiederà delle tempistiche sufficientemente lunghe da incentivare quanti più soggetti no vax possibile a completare al più presto il ciclo vaccinale.

L’obbligo vaccinale non espone i lavoratori ad un rischio di danni irreversibili
Costantino&partners
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