“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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07 Maggio 2021

COVID-19: (dis)orientamenti giurisprudenziali sul divieto di licenziamento per GMO dei dirigenti

Uno dei primi provvedimenti assunti dal Governo a seguito dello scoppio della pandemia è stato il blocco dei licenziamenti per Giustificato Motivo Oggettivo (GMO).

L’art. 46 d.l. 18/2020 (cd. Cura Italia), infatti, disponeva espressamente che fosse precluso l’avvio delle procedure di licenziamento collettivo (e sospese quelle in essere) e che “Sino alla scadenza del suddetto termine [originariamente di 60 giorni, ma poi più volte prorogato, da ultimo con il d.l. 41/2021 cd. Decreto Sostegni], il datore di lavoro, indipendentemente dal numero dei dipendenti, non può recedere dal contratto per giustificato motivo oggettivo ai sensi dell’articolo 3, della legge 15 luglio 1966, n. 604”.

Come noto, il suddetto art. 3 prevede che “Il licenziamento per giustificato motivo con preavviso è determinato…da ragioni inerenti all’attività produttiva, all’organizzazione del lavoro e al regolare funzionamento di essa”.

È altrettanto, noto, inoltre, che l’art. 10 della medesima legge esclude dal suo ambito di applicazione i lavoratori con qualifica dirigenziale.

In ragione di quanto sopra, pertanto, la dottrina era assolutamente unanime nel ritenere che i dirigenti fossero esclusi dal blocco dei licenziamenti.

Appare quindi giustificabile il clamore suscitato dall’ordinanza del Tribunale di Roma (Trib. Roma, ord. 26 febbraio 2021, dott. Conte), che ha dichiarato la nullità del recesso intimato ad un dirigente, da considerarsi violativo del blocco dei licenziamenti.

Nel caso di specie, un dirigente era stato destinatario di un provvedimento di recesso in ragione della riorganizzazione conseguente al calo dell’attività aziendale, a sua volta determinato dalla pandemia, con accentramento della posizione ad altro lavoratore in posizione sovraordinata.

Il dirigente impugnava il recesso sostenendone, per quanto in questa sede di maggior interesse, l’illegittimità in quanto disposto in violazione dell’art. 46 del “Cura Italia”.

Il Tribunale, come anticipato, accoglieva sorprendentemente il ricorso, condannando la società al reintegro del dirigente ed al risarcimento del danno.

Sosteneva il Giudice che il blocco dei licenziamenti è finalizzato ad evitare la soppressione di posti di lavoro determinati dalle conseguenze economiche della pandemia, così da impedire che “il danno pandemico si scarichi sistematicamente ed automaticamente sui lavoratori”.

Se questa è la ratio della norma, secondo l’estensore dell’ordinanza in commento, essa è comune anche ai dirigenti, anzi più esposti al licenziamento rispetto agli altri dipendenti, risultando il loro rapporto di lavoro meno resistente e più precario.

Peraltro, secondo il Giudice, la loro esclusione sarebbe ancor più irragionevole considerando che essi invece sono tutelati in caso di licenziamento collettivo, cosicchè una disparità di tutela non appare giustificabile.

In ragione di quanto sopra, quindi, secondo il giudicante, il riferimento all’art. 3, l. 604/66, va considerato quale richiamo alle ragioni – di natura economica – che determinano il recesso, non valendo viceversa ad identificare i destinatari della disposizione medesima, con conseguente impossibilità di operare alcuna interpretazione di carattere sistematico dal suddetto richiamo normativo.

Appare evidente che l’interpretazione del Tribunale, per quanto suggestiva e comprensibile in un’ottica di tutela dei lavoratori (ancorchè dirigenti), appare tuttavia discostarsi notevolmente dai comuni canoni ermeneutici, tanto che lo stesso estensore la definisce una lettura costituzionalmente orientata.

Neppure il tempo di metabolizzare tale arresto giurisprudenziale che il medesimo Tribunale (ovviamente con altro giudice) emette una sentenza diametralmente opposta (trib. Roma, sent. 3605 del 14 aprile 2021, dott. Pagliarini).

In tale caso, infatti, il Giudice – chiamato a pronunciarsi sulla legittimità del licenziamento di un dirigente per soppressione della sua posizione determinata dalla crisi economica provocata dal Covid-19 – rigetta il ricorso.

Secondo il giudicante, l’interpretazione letterale della norma emergenziale è chiara ed insuperabile; il richiamo del legislatore all’art. 3, l. 604/66 è chiaramente volto ad escludere dal suo ambito applicativo i dirigenti, ai quali tale normativa non si applica per espressa previsione di legge (art. 10) e per consolidato principio giurisprudenziale.

Peraltro, afferma il giudice, tale esclusione appare del tutto coerente con gli ulteriori interventi predisposti nell’attuale pandemia, tra i quali la pressochè generalizzata possibilità per le aziende di ricorrere agli ammortizzatori sociali, in forza del “binomio divieto di licenziamento/costo del lavoro a carico della collettività”. Tale binomio, tuttavia, non vale per i dirigenti, per i quali non è possibile accedere agli ammortizzatori sociali, con la conseguenza che i relativi costi resterebbero a carico del datore di lavoro.

In ragione di quanto sopra, pertanto, il divieto di licenziamento dei dirigenti – in quanto non contemperato da un meccanismo volto a mitigarne i costi – determinerebbe una ingiustificata compressione del principio di libertà economica, costituzionalmente garantito.

Nella circostanza, peraltro, il giudice richiama (sia pure indirettamente) le motivazioni dell’ordinanza sopra esaminata – in particolare la presunta irragionevolezza determinata dal fatto che il dirigente sarebbe protetto in caso di licenziamenti collettivi e non anche in caso di licenziamento individuale – concludendo tuttavia che la diversità delle due fattispecie è tale da giustificare un diverso trattamento delle stesse e che, in ogni caso, essa non sarebbe idonea a superare l’interpretazione letterale della norma e la legittimità della ratio ad essa sottostante.

Il tempo – sempre che ne residui, atteso il verosimile termine del blocco dei licenziamenti all’esito dell’auspicata cessazione dell’emergenza epidemiologica – dirà quale tra i due orientamenti andrà a consolidarsi.

COVID-19- (dis)orientamenti giurisprudenziali sul divieto di licenziamento per GMO dei dirigenti

Costantino&partners

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