“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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27 Luglio 2021

Assenza dal servizio per la somministrazione del vaccino: chiarimenti del Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP).

Con parere dello scorso 8 giugno, il Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP), pur rilevando l’inesistenza – nel nostro ordinamento – di un impianto normativo generale cui ricondurre il riconoscimento di specifici permessi per la somministrazione dei vaccini (come successivamente precisato dall’ARAN con parere CLF127a del 18 giugno 2021), ha fornito chiarimenti in merito alla disciplina da applicare nei confronti dei dipendenti pubblici che si assentino/allontanino dal servizio per sottoporsi al vaccino anti Covid-19.

Tale parere si è reso necessario al fine di sciogliere alcuni nodi interpretativi, in quanto le norme vigenti (in particolare, l’art. 31, co. 5, d.l. 41/2021, convertito con modificazioni nella legge 69/2021) contemplano solo determinate categorie di lavoratori pubblici la cui assenza – per le ragioni di cui sopra – sia giustificata e non determina alcuna decurtazione del trattamento economico.

In particolare, ai sensi della citata norma, si fa riferimento al “personale docente, educativo, amministrativo, tecnico e ausiliario delle istituzioni scolastiche ed educative statali e comunali, paritarie e del sistema integrato di educazione e di istruzione dalla nascita sino a sei anni, nonché degli enti universitari e delle istituzioni di alta formazione artistica, musicale e coreutica”.

Data la portata limitata di tale disposizione, in molti si sono chiesti come comportarsi nei confronti di quei lavoratori che non rientrino in tale elencazione, in quanto appartenenti a comparti diversi.

A tale quesito fornisce una risposta il DFP che distingue i dipendenti che si assentino dal lavoro per aderire alla campagna di vaccinazione regionale da quelli che, invece, si sottopongano – volontariamente – alla profilassi vaccinale all’interno della propria amministrazione.

Per i primi, il Dipartimento chiarisce che gli stessi potranno fruire di permessi personali o di altri istituti previsti dai ccnl di riferimento: sul punto, con riguardo, ad esempio, al personale scolastico, secondo l’ARAN sarà possibile utilizzare i permessi di cui all’art. 35 del ccnl funzioni locali, relativo alle “Assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o diagnostiche” o, in alternativa, si potrà fare ricorso agli istituti previsti dall’art. 32 (permessi orari retribuiti per particolari motivi personali o familiari) e/o dall’art. 33 bis (permessi brevi) del medesimo ccnl.

Analogamente può dirsi per i ccnl delle funzioni centrali e del comparto sanità: tali istituti sono regolati, rispettivamente, dagli artt. 35 e 40 (assenze per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni specialistiche o diagnostiche), 32 e 37 (permessi orari retribuiti per particolari motivi personali o familiari), 34 e 41 (permessi brevi).

A prescindere da quale sia il permesso utilizzato nel caso di specie, l’Aran ritiene che l’attestazione di avvenuta vaccinazione rappresenti, sicuramente, titolo idoneo a giustificare, su domanda dell’interessato, l’assenza dal servizio.

Con riferimento, invece, ai lavoratori che decidano di sottoporsi alla vaccinazione direttamente in azienda, il DFP si riporta alle indicazioni contenute nel Protocollo Nazionale per la realizzazione dei piani aziendali finalizzati all’attivazione di punti straordinari di vaccinazione anti Covid nei luoghi di lavoro del 6 aprile 2021 che, all’art. 15, prevede che se la vaccinazione viene eseguita all’interno dell’orario di lavoro il tempo necessario alla stessa è a tutti gli effetti equiparato all’orario di lavoro: in sostanza, è come se – in quel momento – il dipendente stesse svolgendo ordinariamente le proprie mansioni.

I nodi interpretativi sciolti dal DFP non terminano qui, in quanto – con il medesimo parere – viene chiarito che le eventuali assenze dovute ai postumi del vaccino sono considerate giornate di malattia ordinaria e, quindi, sottoposte alla decurtazione stipendiale di cui all’articolo 71, comma 1, d.l. 112/2008, convertito, con modificazioni, dalla legge 133/2008.

Quanto sopra, sebbene previsto con riferimento ai soli dipendenti pubblici, si ritiene possa trovare un’applicazione analogica anche nei confronti dei lavoratori appartenenti al settore privato che, conseguentemente, potranno, laddove previsto, effettuare la vaccinazione direttamente nel luogo di lavoro senza subire alcuna decurtazione retributiva, ovvero avvalersi dei permessi previsti dal ccnl applicato nella propria azienda (nel caso di adesione alla campagna vaccinale regionale).

Sul punto, il vigente ccnl per l’Ospedalità privata sottoscritto lo scorso 8 ottobre 2020 prevede – all’art. 34, lett. g) – che la struttura può concedere, al ricorrere di particolari motivi personali o familiari, un periodo di permesso retribuito non superiore a 18 ore annuali, fruibili su base sia giornaliera che oraria.

Alla discrezionalità attribuita alla singola struttura dalla citata disposizione supplisce il punto 8 del medesimo art. 34 (congedo retribuito per visite ed esami), il quale (a determinate condizioni) stabilisce che, per l’espletamento di visite, terapie, prestazioni o esami diagnostici, ai dipendenti sono concessi permessi retribuiti – fino ad un massimo di 12 ore all’anno – per il tempo strettamente necessario all’esecuzione della suddetta prestazione sanitaria (comprensivo del tempo utile per recarsi nel luogo in cui effettuare, nel caso di specie, la vaccinazione e di quello per tornare sul luogo di lavoro).

In alternativa, al dipendente potrebbero essere concessi (su sua richiesta e nel limite massimo della metà dell’orario di lavoro giornaliero ovvero, eccezionalmente, per l’intera giornata di lavoro) dei permessi brevi (con recupero) di cui all’art. 34, punto 7 ccnl.

Assenza dal servizio per la somministrazione del vaccino - chiarimenti del Dipartimento della Funzione Pubblica (DFP)
Costantino&partners
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