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Contrattazione collettiva, cosa c’è dietro l’angolo

23 Ottobre 2023

di Giovanni Costantino

Alcuni giorni fa, il nuovo Consiglio Nazionale di Aris ha autorizzato l’avvio del confronto per il rinnovo del ccnl CdR e RSA.

Il via libera, tuttavia, non prelude necessariamente alla definizione dell’accordo, non sussistendo allo stato le condizioni finanziarie per aumentare i costi del personale.

In altre parole, nulla osta a che si parta con la discussione, ma l’applicazione del ccnl potrà avvenire solo quando centri di riabilitazione e residenze sanitarie assistenziali saranno nelle condizioni di sostenere gli incrementi dei costi che ne deriveranno.

Stato dell’arte nell’area del SSN

Il sistema pubblico, sul finire del 2022, ha stipulato il ccnl per il personale del comparto 2019-2021, realizzando, secondo le stime Aran, incrementi medi di circa 175 euro medi mese, corrispondenti ad una percentuale di rivalutazione del 7,22%.

Nei giorni scorsi, inoltre, è stata sottoscritta la pre-intesa per la dirigenza sanitaria del SSN 2019-2021, che introdurrà incrementi a regime del 4.5%, corrispondenti a un beneficio medio complessivo di circa 290 euro/mese.

Stato dell’arte nell’area privata

Aris (associazione datoriale delle strutture sanitarie e sociosanitarie di matrice religiosa) ed Aiop (associazione datoriale delle imprese profit) nel 2020 hanno sottoscritto, all’esito di una lunga e travagliata trattativa, il contratto 2016-2018 per i dipendenti delle strutture sanitarie private. Tale intesa ha potuto replicare i valori economici del ccnl Sanità Pubblica all’epoca vigente grazie alla promessa delle Regioni, largamente disattesa, di farsi carico del 50% degli oneri contrattuali.

Nonostante la scarsa attuazione del citato impegno, l’assunzione parziale degli oneri da parte delle Regioni ha costituito un punto di svolta epocale. Per la prima volta, infatti – sebbene ciò dovrebbe costituire la regola – il SSN si è impegnato a contribuire al pagamento degli oneri del personale operante in regime di accreditamento.

Per quel che riguarda, invece, i CCNL per i lavoratori delle strutture sociosanitarie (al CNEL sono registrati 11 CCNL di area sottoscritti da CGIL-CISL-UIL), Uneba ha sottoscritto nel 2020 il ccnl 2017-2019 ed Agidae nel 2021 ha stipulato il ccnl 2020-2022; da ultimo, il 3 ottobre scorso, anche l’Aiop ha stipulato con Cgil, Cisl e Uil un accordo ponte di rinnovo del ccnl RSA, adeguando le retribuzioni al periodo 1.10.2023 – 30.04.2024.

Il CCNL applicato da Aris, invece, è stato sottoscritto oltre 10 anni fa.

Cosa si aspetta per rinnovare il ccnl dei Centri di riabilitazione e delle RSA

Aris intende rinnovare anche il contratto collettivo per le RSA, riconoscendo in pieno la necessità di valorizzare personale che svolge un’attività complessa e così significativa.

Occorre però evidenziare che molti dei lavoratori impiegati nelle strutture che applicano il ccnl Aris RSA sono in servizio da prima del 2013 e, quindi, tuttora percepiscono uno stipendio superiore a quello corrisposto ai dipendenti dei ccnl già rinnovati, grazie ad un superminimo collettivo non assorbibile previsto dal ccnl.

Anche per i lavoratori assunti successivamente, inoltre, il ccnl Aris continua a riconoscere retribuzioni complessive in linea con il mercato (in molti casi superiori), grazie ad una parte variabile del trattamento economico più onerosa, nella maggioranza dei casi, rispetto agli altri contratti collettivi.

È fin troppo evidente che le Strutture accreditate, a parità di introiti (che, anzi, hanno subito riduzioni negli anni a causa dei diversi provvedimenti susseguitisi nel tempo per il contenimento della spesa pubblica), non siano in grado di incrementare indefinitamente il costo del personale, senza pregiudicare le proprie condizioni di equilibrio economico e finanziario.

Occorre, quindi, che la Politica nazionale e regionale si faccia carico di creare le condizioni per i rinnovi contrattuali, replicando l’esperienza del 2020, fornendo però maggiori garanzie circa l’adempimento degli impegni assunti.

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