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Congedo parentale: ulteriori novità introdotte dalla legge di Bilancio 2024

22 Gennaio 2024

Il congedo parentale ha una durata massima complessiva prefissata dalla legge, ovvero dieci mesi per entrambi i genitori, elevati ad undici se il padre ne usufruisce per almeno tre mesi, e può essere utilizzato sino al dodicesimo anno di vita del bambino.

Nel caso dei “genitori soli”, il congedo può essere utilizzato dall’unico lavoratore beneficiario sino ad un massimo di undici mesi, sempre entro il limite massimo di dodici anni di vita del figlio.

Non tutti i periodi di congedo, però, sono indennizzati.

Ciascuno dei genitori, infatti, può utilizzare sino ad un massimo di tre mesi indennizzati non trasferibili, nonché di un ulteriore periodo remunerato di tre mesi, spettante ad entrambi i genitori in alternativa tra loro.

Di tali mensilità (complessivamente sei), ordinariamente indennizzate al 30% della retribuzione media giornaliera, la legge di Bilancio 2023 aveva già disposto – unicamente in favore dei lavoratori che abbiano terminato il congedo di maternità o, in alternativa, di paternità successivamente al 31 dicembre 2022 (anche per un solo giorno) – l’aumento, dal 30% all’80% della retribuzione, per una sola mensilità di congedo da fruire entro il sesto anno di vita del bambino (oppure entro i sei anni dall’ingresso in famiglia, in caso di adozione o affidamento).

La legge n. 213/2023 (legge di Bilancio 2024) ha introdotto ancora una novità aumentando di un ulteriore mese il congedo parentale con indennizzo maggiorato.

In particolare, la citata legge ha disposto che «All’articolo 34, comma 1, primo periodo, del testo unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternità e della paternità, di cui al decreto legislativo 26 marzo 2001, n. 151, le parole: «elevata, in alternativa tra i genitori, per la durata massima di un mese fino al sesto anno di vita del bambino, alla misura dell’80 per cento della retribuzione» sono sostituite dalle seguenti: «elevata, in alternativa tra i genitori, per la durata massima complessiva di due mesi fino al sesto anno di vita del bambino, alla misura dell’80 per cento della retribuzione nel limite massimo di un mese e alla misura del 60 per cento della retribuzione nel limite massimo di un ulteriore mese, elevata all’80 per cento per il solo anno 2024». L’articolo 34, comma 1, del testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001, come modificato dal presente comma, si applica con riferimento ai lavoratori che terminano il periodo di congedo di maternità o, in alternativa, di paternità, di cui rispettivamente al capo III e al capo IV del medesimo testo unico di cui al decreto legislativo n. 151 del 2001, successivamente al 31 dicembre 2023». (cfr. art. 1, comma 179).

In sostanza, in virtù della suindicata novità normativa, i dipendenti sia del settore pubblico, sia di quello privato, che rientrino dal congedo di maternità o – in alternativa – di paternità dopo il 31 dicembre 2023, oltre a poter utilizzare un primo mese di congedo all’80% (a seguito di quanto già stabilito dalla legge di Bilancio 2023), possono altresì fruire di una seconda mensilità pure indennizzata all’80% invece che al 30% solo per l’anno 2024.

Dal 2025, invece, l’indennità sarà erogata per il primo mese di congedo parentale all’80% e per il secondo mese al 60%.

Non viene, dunque, modificata la durata massima del congedo spettante ai genitori ma si prevede l’elevazione dell’indennizzo ancora per un altro mese.

Infine si rammenta che, sempre fino al dodicesimo anno di vita del bambino, per i periodi di congedo ulteriori rispetto a quelli appena descritti (pari a sei mesi), spetta l’indennità a carico dell’Inps pari al 30% della retribuzione, a condizione che il reddito individuale dell’interessato sia inferiore a 2,5 volte l’importo del trattamento minimo di pensione a carico dell’assicurazione generale obbligatoria.

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