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Assegno Unico Universale ed esonero CUAF: dubbi ancora non risolti, si attende pronuncia Inps

11 Marzo 2022

Dal 1° marzo è operativo l’Assegno Unico Universale (AUU), prestazione prevista dal recente decreto legislativo n. 230 del 21 dicembre 2021, che dal corrente mese sostituisce molte delle attuali agevolazioni previdenziali per la famiglia. Ad oltre 10 giorni dall’attivazione di tale importante istituto, tuttavia, l’INPS non ha ancora chiarito il suo impatto sulle realtà produttive che operano in regime di esonero CUAF (Cassa Unica Assegni Familiari).

L’Assegno, come noto, è una prestazione erogata mensilmente dall’INPS a tutti i nuclei familiari con figli di età inferiore a 21 anni che presentano un’apposita domanda. Verrà erogato tramite bonifico sul conto corrente dei genitori e spetterà a tutti i nuclei familiari indipendentemente dalla condizione lavorativa dei genitori (non occupati, disoccupati, percettori di reddito di cittadinanza, lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e pensionati) e senza limiti di reddito.

L’AUU avrà un importo commisurato all’ISEE, ma tale certificazione non è obbligatoria. È infatti consentito al richiedente che non intenda presentare l’ISEE, di inviare la domanda e ottenere l’importo minimo previsto per ciascun figlio (€ 50,00).

La domanda deve essere presentata dal lavoratore online con procedura semplificata, accedendo al sito INPS con SPID, CIE o CNS oppure tramite call-center o patronato. La procedura è già attiva dal 1° gennaio, ma le richieste possono essere presentate in qualunque momento dell’anno e il beneficio sarà erogato fino al mese di febbraio dell’anno successivo.

I pagamenti per le domande presentate a gennaio e febbraio cominceranno ad essere erogati dal 15 al 21 marzo, mentre per quelle avanzate dopo il pagamento verrà fatto alla fine del mese successivo a quello di presentazione della domanda. In ogni caso, le domande presentate entro il 30 giugno 2022 consentono di recuperare le mensilità arretrate dal mese di marzo.

Tale prestazione sarà erogata dall’INPS a tutti i lavoratori beneficiari, inclusi quelli per i quali non è stata sinora versata la contribuzione CUAF, cosicché da più parti si è segnalata una possibile anomalia del sistema previdenziale, che potrebbe essere risolta sia mediante l’abrogazione del citato contributo, sia attraverso la sua estensione a tutti i settori di attività sinora non coperti (cfr. Ufficio Parlamentare di Bilancio, audizione del 15 dicembre 2021).

La nuova disposizione, però, non ha abrogato le vigenti disposizioni in materia di CUAF o di esonero, né ha previsto alcunché a tal riguardo.

Con riferimento al settore della sanità privata, tuttavia, si rammenta che l’esonero CUAF è previsto dall’art. 23-bis della legge n. 33 del 29 febbraio 1980 e, come chiarito dal Ministero del Lavoro con risposta ad interpello del 15 maggio 2009, è condizionato sia alla natura no-profit dell’ente, sia all’opzione da parte dello stesso per il pagamento diretto di un trattamento per carichi di famiglia non inferiore a quello previsto per gli assegni familiari.

Non manca, pertanto, chi ritiene che il venir meno di tale opzione (in quanto, si ribadisce, l’AUU sarà erogato esclusivamente dall’INPS) “si tradurrà nell’obbligo, anche per tali enti, di versare all’Inps la contribuzione CUAF, che presumibilmente finanzierà gli AUU” (Fondazione Studi Consulenti del Lavoro, circolare n. 2 del 13 gennaio 2022).

Allo stato attuale, tuttavia, l’INPS non si è ancora pronunciato su tale spinoso argomento e, pertanto, come suggerito anche dall’ARIS con nota del 22 febbraio scorso, appare prudente attendere ulteriori precisazioni da parte dell’Istituto prima di assumere ogni decisione a tal riguardo.

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