“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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09 Luglio 2021

Deroga al divieto di licenziamento per la lavoratrice madre: recente pronunzia

Con la recente ordinanza n. 13861, del 20 maggio 2021, gli Ermellini hanno ribadito il principio giurisprudenziale secondo cui “la deroga al divieto di licenziamento di cui al d.lgs. n. 151 del 2001, art. 54, comma 3, lett. b), dall’inizio della gestazione fino al compimento dell’età di un anno del bambino, opera solo in caso di cessazione dell’intera attività aziendale, sicché, trattandosi di fattispecie normativa di stretta interpretazione, essa non può essere applicata in via estensiva od analogica alle ipotesi di cessazione dell’attività di un singolo reparto dell’azienda, ancorché dotato di autonomia funzionale”.

Per comprendere al meglio la massima sopra riportata va precisato che l’art. 54 del d.lgs. n.151/2001 sancisce il divieto di licenziamento della lavoratrice madre, stabilendo che quest’ultima non possa essere licenziata dall’inizio del periodo di gravidanza fino al compimento di un anno di età del bambino, fatte salve alcune eccezioni.

In particolare, il divieto di licenziamento non si applica nel caso di: a) colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro; b) cessazione dell’attività dell’azienda cui essa è addetta; c) ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice è stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine; d) esito negativo della prova.

Ebbene, in passato l’interpretazione giurisprudenziale prevalente riteneva che la locuzione “cessazione dell’attività dell’azienda”, di cui alla lettera b) comma 3 del citato art. 54, potesse essere ritenuta estensibile alla soppressione di un reparto autonomo, fermo restando l’obbligo del datore di lavoro di tentare il repêchage della lavoratrice presso altri reparti dell’azienda (cfr. in tal senso Cass. n. 23684/2004; Cass. n. 9551/1999; Cass. n. 7752/1986; Cass. n. 5647/1985).

Con il passare del tempo, invece, si è sempre più consolidato un orientamento di senso contrario a mente del quale “in tema di tutela della lavoratrice madre, la deroga al divieto di licenziamento opera soltanto in caso di cessazione dell’intera attività aziendale, non essendo, invece, a tal fine sufficiente la cessazione dell’attività alla quale la lavoratrice è addetta” (cfr ex multis Cass. sentenza n. 22720/2017 ed in senso conforme anche Cass. n. 10391/2005 e Cass. n.18363/2013).

Con la recente ordinanza n. 13861, del 20 maggio 2021, gli Ermellini hanno – dunque – inteso rafforzare tale interpretazione più rigorosa in virtù della quale la previsione di cui alla citata lettera b) dell’art. 54, introducendo un’eccezione al principio generale di divieto del licenziamento della lavoratrice madre, non è suscettibile di interpretazione estensiva o analogica.

Peraltro i giudici di legittimità, con la sentenza n. 14515/2018, nel dare continuità all’orientamento più recente hanno – altresì – precisato che non ricorrono le condizioni per la rimessione della questione interpretativa alle Sezioni Unite non essendovi contrasto sincronico tra la (risalente e non più confermata) giurisprudenza che equiparava la chiusura del reparto alla cessazione dell’attività dell’azienda e le recenti pronunzie di legittimità emesse sull’argomento che invece negano tale equiparazione.

Evidentemente, dunque, la Suprema Corte è ormai definitivamente orientata nel ritenere che la sola chiusura del reparto cui la lavoratrice madre è addetta non sia tale da consentire – nel periodo tutelato e, quindi, fino al compimento di un anno di vita del bambino – il suo licenziamento, dovendosi in tal caso procedere ad individuare diverse mansioni da poterle assegnare.

Ricorrendo l’ipotesi suindicata, potrebbe semmai considerarsi legittimo un provvedimento di sospensione dal servizio della lavoratrice qualora il datore di lavoro riesca a dimostrare che tutti i restanti posti di lavoro in azienda siano già occupati e non vi siano, pertanto, effettive mansioni da attribuire alla stessa.

Tale interpretazione è stata, infatti, espressamente recepita dal legislatore che, al comma 4 del citato art. 54, ha così specificato: «Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non può essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attività dell’azienda o del reparto cui essa è addetta, sempreché il reparto stesso abbia autonomia funzionale».

La succiata disposizione fa, invero, specifico riferimento al caso in cui sia “sospesa” l’attività dell’azienda o del reparto cui la lavoratrice è addetta, ma – a maggior ragione – tale soluzione potrebbe ritenersi applicabile all’ipotesi di chiusura del reparto cui la dipendente è adibita e sempre che, beninteso, il datore di lavoro riesca rigorosamente a provare l’inesistenza di posti di lavoro in cui poter ricollocare la lavoratrice madre.

Deroga al divieto di licenziamento per la lavoratrice madre- recente pronunzia
Costantino&partners

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