“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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13 Luglio 2021

Lavoratori autonomi etero organizzati e ricorso all’art. 28 Stat. Lav.

Con una recente ordinanza del 30 giugno 2021 il Tribunale di Bologna ha proseguito nell’opera di “demolizione” dell’art. 2 d.lgs. 81/15, assottigliando ancor di più la differenza tra i lavoratori autonomi etero organizzati e i dipendenti.

La recente evoluzione giurisprudenziale e legislativa della nota vicenda dei riders (news, news) aveva, invero, già portato a chiarire che al lavoratore etero organizzato si applicano (quasi) tutte le tutele previste per i lavoratori subordinati;  la pronuncia in esame fa un ulteriore passo avanti, riconoscendo alle OO.SS. la possibilità di promuovere un ricorso ex art. 28 Stat. Lav. anche nei confronti di soggetti che non siano tecnicamente “datori di lavoro”, ma “committenti”.

Il ricorso è stato promosso dal sindacato territoriale che lamentava l’antisindacalità del comportamento della locale società di delivery che aveva posto come condizione per la prosecuzione del rapporto lavorativo l’accettazione, da parte di tutti i riders, del nuovo accordo nazionale sottoscritto da una sola sigla sindacale.

Lo scorso 15 settembre Assodelivery ha, infatti, siglato un accordo nazionale con Ugl rider, in pendenza di trattativa promossa dal Ministero del Lavoro con le organizzazioni dei lavoratori comparativamente più rappresentative del settore (con le quali avrebbe dovuto, invece, essere sottoscritto l’accordo nazionale, ai sensi di quanto previsto dal d.lgs. 81/15).

Inutile dire che una delle principali difese di parte datoriale ha riguardato l’inapplicabilità dell’art. 28 l. 300/70 al caso di specie, ritenuto uno strumento processuale utilizzabile esclusivamente nei confronti di un datore di lavoro e non anche nei confronti di committenti che impieghino solamente lavoratori parasubordinati/etero organizzati.

In particolare, secondo la difesa dell’azienda, per poter proseguire nel giudizio incardinato, il giudicante avrebbe dovuto preliminarmente accertare che i riders in questione fossero da qualificarsi come lavoratori subordinati e, solo in caso di esito positivo, proseguire il giudizio in merito all’eventuale illegittimità della condotta.

Tale argomentazione, tuttavia, non è stata accolta dal Tribunale bolognese, il quale ha evidenziato che «l’art. 28 … individua beni giuridici da tutelare, di rilevanza costituzionale (libertà ed attività sindacale e diritto di sciopero) e mira a reprimere, mediante uno strumento processuale di particolare efficacia (soprattutto considerata l’epoca in cui fu ideato!) qualunque comportamento, non tassativamente individuato, che leda beni tutelati», a prescindere, dunque, dalla tipologia di rapporto lavorativo sottostante.

Entrando nel merito, lo stesso Tribunale ha poi evidenziato come l’accordo del 15 settembre sia stato sottoscritto «da un soggetto negoziale carente di valido potere negoziale ai fini dell’effetto derogatorio di cui agli artt. 2 e 47 quater del d.lgs.n. 81/2015» e, pertanto, la condotta del committente che aveva subordinato la prosecuzione della collaborazione dei riders alla completa accettazione di tale contratto doveva essere ritenuta antisindacale.

A prescindere dalla decisione specifica sulla questione, il punto su cui porre particolare attenzione è certamente l’estensione della tutela contro le condotte antisindacali anche alle organizzazioni sindacali dei lavoratori autonomi.

Tale ordinanza si pone, tuttavia, in netto contrasto con quanto accertato, invece, dal Tribunale di Firenze (decreto del 9 febbraio 2021), che – chiamato a pronunciarsi sulla medesima questione – ha, invece, evidenziato come «il riferimento espresso al soggetto attivo della condotta antisindacale che il legislatore identifica specificamente nel datore di lavoro, restringa il perimetro di azione del procedimento per la repressione della condotta antisindacale ai soli conflitti che si sviluppano all’interno dei rapporti di natura subordinata e che vedono come controparte, appunto, il datore di lavoro, non rientrando, invece, nel campo di applicazione della norma statutaria de qua i conflitti che coinvolgono eventuali diritti di libertà, attività sindacale o astensione dal lavoro di lavoratori autonomi (Corte Cost. n. 75/241) o parasubordinati”.

Trattandosi di due pronunce di merito di senso diametralmente opposto è evidente che la questione sia tutt’altro che risolta e che sia, pertanto, necessario attendere l’eventuale decisione della Cassazione o un intervento normativo per comprendere l’effettiva applicabilità dell’art. 28 Stat. Lav. nelle questioni riguardanti i lavoratori autonomi.

Lavoratori autonomi etero organizzati e ricorso all’art. 28 Stat. Lav
Costantino&partners

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