“Punizione dei ribelli” dipinto murale realizzato tra il 1481 e il 1482 dal pittore italiano Sandro Botticelli conservato nella Cappella Sistina

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13 novembre 2015

Impugnazione di sanzioni conservative e potere del giudice adito

La Corte di Cassazione – con la recentissima sentenza n. 22150 del 29 ottobre 2015 – ha affermato che, in caso di impugnazione giudiziale di un provvedimento disciplinare di natura conservativa, il giudice deve limitarsi a convalidare oppure ad annullare la sanzione comminata al lavoratore, senza poterne modificare l’entità, e ciò finanche laddove il datore di lavoro abbia espressamente richiesto nel proprio scritto difensivo (sia pure in via subordinata) «la sostituzione della sanzione con altra meno grave ove quella irrogata fosse stata ritenuta eccessiva».
In sostanza gli Ermellini – pur ribadendo il condivisibile principio a mente del quale «la graduazione della sanzione in relazione alla gravità dell’illecito disciplinare è espressione di una discrezionalità che rientra nel più ampio potere organizzativo quale aspetto del diritto di iniziativa economica privata che l’art. 41 co. 1° Cost. riconosce all’imprenditore» – giungono a sostenere che il sindacato del giudice deve limitarsi alla verifica sia del rispetto da parte del datore di lavoro delle disposizioni legislative e contrattuali vigenti nonché del principio generale ed inderogabile di cui all’art. 2106 c.c. (secondo cui le sanzioni disciplinari devono essere proporzionate alla gravità dell’infrazione), sia della sufficienza della motivazione addotta a supporto del provvedimento applicato.

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Costantino&partners

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